New Media nel contesto educativo: speranze, difficoltà e il caso danese.
Evoluzione della Didattica
Nuovi Stili Cognitivi
Internet per la Didattica
Aspetti Positivi e Negativi dei Nuovi Media
Didattica e Nuove Tecnologie
Nuovi Media a scopo Paideutico
La società dell'informazione
New Media nel contesto educativo: speranze, difficoltà e il caso danese


Evoluzione della didattica

La nostra cultura è sempre stata caratterizzata da un grosso divario tra la cultura umanistica e quella scientifica. Dagli anni Settanta in poi, l'approccio alle tecnologie è cambiato grazie all'evoluzione delle teorie pedagogiche e dei modeli educativi. All'inizio il computer era visto come un oggetto capace di sostituirsi al docente, oggi invece è visto come parte integrante dell'attività didattica.
La più grande innovazione in questo campo, è stata sicuramente l'introduzione di Internet che serve per comunicare,interagire ed apprendere anche a distanza.Per secoli l'istruzione e la formazione sono state veicolate dal libro, ma, questo, negli ultimi anni, ha subito un forte calo nella considerazione generale soprattutto a causa della sempre maggiore diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione e di diffusione.
Non solo la televisione, ma soprattutto il computer sono diventate delle metafore di un regime mentale, che sta andando via via evolvendosi.Oggi la tecnologia sta acquistando sempre maggiore importanza nella didattica, offrendo maggiori possibilità di apprendimento differenti, più attive ed efficaci. Gli ipertesti, la comunicazione virtuale, la ricerca di informazioni in Internet si sono diffusi sempre più negli ultimi anni, inserendosi in ogni campo dell'educazione e dell'informazione. Soprattutto per i giovani apprendere tramite l'utilizzo di tecnologie multimediali stimola maggiormente l'interesse, permette l'apprendimento attivo e la sperimentazione pratica, favorisce tipologie di apprendimento personalizzate e risulta sicuramente più efficace. Quindi ciò che principalmente deve cambiare è il modo di educare. L'educazione multimediale rende attivi più sensi rispetto all'apprendimento monomediale: (l'udito, il tatto, la vista...), è uno studio attivo che non opera per astrazione come la monomedialità. Immergersi in una realtà virtuale è come usare la tecnologia per entrare in un mondo di giochi dove protagonista è l'interazione. Per questo sin da piccoli nella nuova generazione si è attratti dagli studi multimediali. Uno dei rischi dell'apprendimento multimediale è il sovraccarico cognitivo che può rendere l'apprendimento debole e labile, per questo fondamentale è che l'informazione sia flessibile. Oggi Internet offre l'opportunità di essere lettori ma anche autori, si può apprendere ma anche produrre, comunicare, cooperare per un fine comune.Il luogo virtuale diventa sempre più sociale e vicino alla realtà quotidiana, ma bisogna ancora abituarsi ad una didattica che si svolga interamente o anche parzialmente in Rete. E poi bisogna aggiungere che molto spesso la tecnologia viene considerata come fine a se stessa, e quindi con leggerezza si pensa che attraverso di essa non sia possibile la trasmissione del sapere. Ad ogni modello d'insegnamento, caratterizzato da tipologie proprie, può essere aggiunta una tecnologia per il miglioramento della didattica. Nel caso dell'Instructor Centered Approach (Sapere), dove nell'interazione frontale la figura centrale è quella del docente che trasmette informazioni, sarebbe utile un sistema di videocomunicazione. Invece nel Learner Centered Approach (Saper fare), dove l'importanza è centrata sullo studente che acquisisce competenze, sarebbe opportuno l'utilizzo di ipertesti che uniscono la fase della memorizzazione a quella dell'elaborazione (nello scegliere dei percorsi). Infine nel Learning Team Centered Approach (Saper essere), dove il fine è generare autonomamente delle informazioni ed essere capaci di cooperare in gruppo, sarebbe rilevante lavorare con lavagne condivise, forum on line e ambienti virtuali di simulazione.
Il mondo virtuale con i suoi aspetti positivi e negativi si sta integrando maggiormente nella coscienza comune. Nel nostro secolo è cambiato anche il concetto di alfabetizzazione, che ora corrisponde alla conoscenza dell'informatica e l'analfabetizzazione corrisponde alla "computer illiteracy".Ma per certi aspetti questo è anche un fattore temibile in quanto la "computer literacy", potrebbe diventare un nuovo fenomeno di esclusione nella comprensione del mondo esterno. L'apprendimento del nuovo secolo è più vasto, più veloce, stimolante e si basa su diversi mezzi di comunicazione.

La multimedialità

Da quasi Duemila anni l’istruzione e la formazione sono veicolate dal libro, infatti si riteneva impossibile far accrescere il sapere attraverso modalità che non fossero quelle fornite da un supporto cartaceo, e da un’informazione lineare e sequenziale: ma il naturale processo di memorizzazione e di apprendimento dell’uomo non è lineare ma congenitamente reticolare. In poche parole, la mente dell’uomo non concepisce le idee in forma definita e completa; le idee sono progressivamente elaborate, selezionate e collegate tra loro, contribuendo alla definizione finale del pensiero. L’ipertesto, contrariamente al testo cartaceo, permette al fruitore di produrre collegamenti. La multimedialità permette di realizzare ipertesti raffinati e ricchi di elementi informativi multimediali, integrando testi, componenti audio, immagini e filmati e permettendo la produzione di contenuti molto coinvolgenti da un punto di vista emotivo e cognitivo. Il valore aggiunto dall’apprendimento in ambiente multimediale è dato dall’aumento della consapevolezza cognitiva e, dunque, offre un apprendimento potenziato rispetto ai modelli tradizionali. Altro aspetto rilevante è da ritrovare nell’evoluzione della rappresentazione delle conoscenze. Le logiche lineari di organizzazione interna dei saperi appaiono sempre più artificiali, mentre il loro trattamento multimediale dimostra che i saperi sono interattivi e che la mente umana non ha un funzionamento sequenziale.

Multimedialità e apprendimento

Con il nuovo Millennio si assiste al riconoscimento ufficiale delle potenzialità educative delle nuove tecnologie. Sono numerose le teorie che ne sostengono la validità: la teoria del codice duale di A. Paivio sostiene che la rappresentazione delle conoscenze nella memoria a lungo termine, è basata sia su forme iconiche (immagini), che su forme simboliche (verbi).
Secondo la teoria del doppio codice di E. D. Gagnè le informazioni vengono conservate più facilmente se immaginate e codificate sia tramite codice verbale che codice visivo (cioè per mezzo di più sistemi simbolici).
I processi di apprendimento utilizzati dall'uomo per trasmettere conoscenze sono
due:
1. l'apprendimento percettivo-motorio
2. l'apprendimento simbolico-ricostruttivo

L'apprendimento percettivo-motorio (è la modalità di apprendimento del bambino che l'uomo ha in comune con gli altri primati) si basa sulla osservazione e sull'azione ma richiede la presenza degli oggetti, della situazione e del maestro da osservare.

L'apprendimento simbolico-ricostruttivo (è presente nell'uomo da circa 100.000 anni) è reso possibile su vasta scala dall'invenzione della tecnologia della stampa a caratteri mobili. Esso è simbolizzato dalla linearità della forma-libro. I due modi di apprendimento fanno parte della nostra struttura biologica, ma non sono conciliabili e quello percettivo-motorio è favorito e preferito (vedi televisione). La trasmissione delle conoscenze avviene con il trasferimento di una struttura di conoscenze per mezzo di un processo di comunicazione. A queste è connesso il concetto di isomorfismo: quanto più la struttura della comunicazione risulterà isomorfa (somigliante) alla struttura delle conoscenze tanto più risulterà adeguata a veicolare conoscenza. Per ottenere ciò raramente è sufficiente solo il codice verbale e ad esso vanno
aggiunti altri codici.
Ne derivano due modalità di apprendimento:
1. l'apprendimento esplicito
2. l'apprendimento implicito

L'apprendimento esplicito si basa su un basso grado di isomorfismo e richiede un notevole impegno da parte del discente.
All'apprendimento implicito corrisponde un alto grado di isomorfismo per cui la struttura della conoscenza è più direttamente osservabile ed è meno costoso ricostruirla mentalmente in quanto l’apprendimento avviene in un contesto molto ricco, assimilabile al contesto reale.
La multimedialità consente di estendere l'apprendimento implicito a campi di conoscenza prima accessibili solo per mezzo dell'apprendimento esplicito. La multimedialità offre quindi un ambiente educativo più efficace e più adeguato a gestire la grande quantità di informazioni della società moderna in cui le persone si troveranno ad operare.

Nuovi stili cognitivi

Il rapporto tra tecnologia e apprendimento è un problema complesso in continua evoluzione.La tecnologia offre la possibilità di organizzare il materiale didattico, mentre Internet offre le potenzialità giuste per modellare le strategie di apprendimento.
I vantaggi dell'impiego delle nuove tecnologie nell'apprendimento sono innegabili.
La multimedialità:
Aumenta la motivazione, ciò è facilmente deducibile dall'intensità, dall'interesse e dalla durata dei tempi di lavoro dello studente al computer rispetto ai tempi dedicati alla lettura di un libro;
Facilita l'apprendimento attivo ed esperenziale poichè offre contesti concreti di apprendimento e nuove opportunità di ristrutturazione della conoscenza;
Attua un approccio didattico centrato sul discente, grazie all'interattività e all' offerta di percorsi di apprendimento personalizzati in cui il discente dovrà svolgere un ruolo attivo;
Promuove l'individuazione dell'apprendimento, dando la possibilità di adeguare l'offerta formativa a stili e ritmi personali di apprendimento;
Realizza un apprendimento più efficiente, produttivo e contestualizzato.

Internet per la didattica

Il mezzo attualmente più utilizzato per fini didattici è Internet che rappresenta una realtà infinitamente ampia e articolata. Il suo aspetto più evidente è l'accesso all'informazione: siamo di fronte alla più grande biblioteca mai esistita che è in continua crescita.
Da sottolineare è che in Internet non si è ricettori passivi, ma anche autori: si può orientare la lettura secondo i propri gusti ma anche produrre informazioni e depositarle in Rete, la quale, a questo punto, diviene anche un potente medium comunicativo che permette interazioni di natura sincrona o asincrona.
Nella comunicazione mediata dal computer è facile che si incappi nell'equivoco o in situazioni conflittuali soprattutto in ambienti collaborativi quali le classi virtuali. In questo caso specifico, sarà il docente a dover controllare e pilotare i conflitti e assumere il ruolo di mediatore.
Il docente dovrà svestire i panni di "colui che eroga conoscenze" così come l'intero "sistema scuola" dovrà mutare i suoi connotati: non sarà più un'aula con banchi e lavagna ma, uno scenario senza pareti in cui orari, percorsi definiti e programmi non esisteranno più.
In Danimarca 45.000 docenti hanno frequentato i corsi della Pedagogical ICT licence, affinchè entrassero in possesso di adeguate competenze di uso didattico del computer e della multimedialità. In quest'ottica si assiste quindi al cambiamento del ruolo tradizionalmente svolto dal docente. Sarebbe interessante attivare anche in Italia qualche corso del genere per inserire il potenziale dei nuovi media nelle attività curricolari.

Aspetti positivi e negativi dei nuovi media

I nuovi media ultimamente rischiano di confondere il significato che stanno assumendo nel corso del tempo. Essi sono considerati da molti soltanto una tecnologia. Qualcuno, però, si è preoccupato di dargli il giusto peso negli ambienti di educazione? Le vecchie scuole erano luoghi di crescita anche a livello fisico: i ragazzi parlavano, giocavano con i coetanei, quindi cercavano il più possibile di stringere rapporti interpersonali. Ora invece parlano con gli sms, giocano con il cellulare o la play-station e a casa anzichè fare una telefonata ad un amico e sentire i suoi stati d'animo attraverso la voce, si limitano a chattare, dove l'umore si denota attraverso gli smiles. Si è perso inoltre il senso di grammaticalità della scrittura, quella che ti fa perdere ore ed ore per cercare di scrivere bene; infatti oggi si spreca molto meno tempo a scrivere perchè ad es. sul cellulare il T9 intuisce quello che vuoi scrivere facendoti perdere meno tempo, oppure si utilizzano parole abbreviate come i NetSpeak utilizzati in rete che, frequentemente rischiano di farti fare gaffes ai compiti in classe. Gli hobbies sono molto meno vari e collegati ad un' unica sfera virtuale. Si può dire brevemente che con internet, ad esempio, si ascolta musica, si comunica, si disegna, si lavora, si viaggia, si gioca, si compra, ecc...
Eppure quest' ultimo stesso riesce a metterti in contatto con l' altra parte della terra in tempo reale quando prima dovevi scrivere lettere con tanti francobolli quanti ne bastavano per farle arrivare. Oppure su internet si possono vedere foto di paesi sperduti che forse neanche il miglior parente poteva riuscire a portarti, o puoi comprare prodotti che sfortunatamente non si vendono sotto casa tua standotene comodamente seduta.
Si potrebbero elencare un' infinità di aspetti positivi e negativi dei nuovi media, ma il punto essenziale è: ci facciamo dominare totalmente da questi nuovi mezzi di comunicazione? C'è bisogno di un totale ritorno al passato? Non bisogna essere estremisti! Noi della nuova generazione possiamo trovare un punto d' incontro tra le due scelte, si può mediare l' utilità della tecnologia col ritorno a vecchi metodi e tradizioni. Con nuove proposte possiamo evitare di diventare persone il cui proprio mondo gira attraverso il cellulare, il computer, la tv, ecc. Pensateci se ne vale la pena!

Didattica e nuove tecnologie

La “Media Education” in italiano “Pedagogia dei Media”, è una nuova disciplina, che studia l’uso dei media in contesti formativi e si propone come un’area a forte connotato transdisciplinare, che integra conoscenze provenienti dalla dimensione tecnica (tecnologia dei media), dalla dimensione comunicativa, da quella didattica e costruttivista e dall’ecologia dei media. E’ una realtà in rapida evoluzione e allo stesso tempo rappresenta un interesse ad un ambito del sapere non ancora condiviso e “frequentato” da tutti. La diffusione rapida del computer e di Internet infatti non ha registrato, in parallelo, la diffusione degli studi nel campo della Media Education, dei quali, a dire la verità, si parla ancora veramente poco. Che gli insegnanti e il mondo della scuola si stiano avvicinando solo di recente ad essa è un dato di fatto che evidenzia il percorso a ritroso che si sta svolgendo, di recupero della conoscenza a partire dall'uso. La pedagogia dei media, in Italia, già da dieci anni circa vede le università impegnate nella ricerca e nello studio; sono molti i dipartimenti universitari, infatti, e i laboratori, che portano avanti esperienze in questo campo, ma non mancano neppure mailing list di docenti interessati all'uso del computer e dei media in generale e che, già da anni, li hanno introdotti nella didattica.
In questi luoghi di scambio, a loro volta figli della Media Education, ma destinati agli adulti, ai docenti quindi, è possibile imparare e confrontarsi mettendo in campo le proprie esperienze e le riflessioni maturate nell'ambito di una didattica che non ha paura di sperimentare percorsi ed ipotesi nuove. Del resto i programmi per la scuola elementare, fin dal 1985, avevano introdotto lo studio dei mass media, e dei mezzi di informazione tecnologica (a suo tempo la televisione, la macchina fotografica, l'immagine in generale). La diffusione di Internet ha orientato i programmi ministeriali attuali verso una maggiore attenzione allo studio della pluralità di codici che governano l'informazione attuale e di cui l'ipertesto (e l'interattività che lo caratterizza) è una sintesi completa.
Spesso dalla voglia di sperimentazione ed innovazione di alcune scuole o di docenti o gruppi di docenti sono nate esperienze didattiche che sono state poi diffuse e provate da altri, fino ad entrare nella didattica, come è avvenuto e sta avvenendo con la didattica del film, ad esempio, o con la creazione di blog, attività queste inserite normalmente nel piano delle attività di molte scuole. Una scuola rinnovata quindi non può non fare della Media Education la sua scommessa sulla qualità della formazione che offre.

Nuovi Media a Scopo Paideutico

Nel giro di pochi decenni l'intero scenario dei saperi e delle abitudini umane si è radicalmente trasformato nelle società occidentali.
Sono mutate le condizioni materiali della comunicazione e della conoscenza ed insieme a queste e con queste sono mutate le forme del sapere umano1. Televisione e Computer non sono semplici macchine, ma apparati di conoscenza, metafore di un nuovo regime mentale, caratterizzato da fluidità, contaminazione, interattività.
L'uomo "alfabetizzato" del 2000 è colui che conosce e sa utilizzare l'informatica e la telematica e che ha una discreta conoscenza dell'inglese.
I nuovi media rappresentano una finestra privilegiata sul mondo e stanno diventando sempre più importanti non solo per il lavoro ma anche per capire la cultura.
La computer illiteracy ben presto diventerà un nuovo tipo di esclusione che equivarrà all'esclusione dalla possibilità di comprendere il mondo esterno.
Parliamo dell'uomo alfabetizzato del 2000 in modo volutamente provocatorio, perché l'etimologia stessa della parola "alfabetizzare" (istruire qualcuno a leggere e scrivere)2 ci riporta a quello che da sempre è considerato il mezzo di conoscenza e di sapere per eccellenza: il libro.
Oggi come nel passato, nella scuola come all'università, si insegna principalmente attraverso la lezione tradizionale (spiegazione/interrogazione) e attraverso la lettura/scrittura di testi.
A questo tipo di apprendimento che possiamo definire "formale", perché tipicamente scolastico e perché richiede sforzo, impegno e astrazione, se ne aggiunge un altro, che possiamo definire "informale", quello dei nuovi media (Internet, computer, televisione, ecc.), perché centrato sulle logiche della partecipazione, dell'immersione e della complicità.
Oggi, rispetto al passato, si apprendono molte più informazioni con il multimediale rispetto al monomediale e in parte queste informazioni riescono a toccare aspetti specialistici che rendono i nuovi media (cd - rom, Internet, ecc.) di qualità, paragonabili all'insegnamento del medium libro.
Ci viene quindi spontaneo porci una domanda: perché i nuovi media attraggono una quantità così grande di individui?
La risposta viene immediata: perché il sistema dei media (tv, computer, Internet, radio, ecc.) tiene occupate zone corporee (e mentali) più estese di quelle occupate dalla lettura grazie al sonoro e alle immagini e perché vincola l'individuo ad un rapporto di complicità con il mezzo. Il sistema dei media risulta quindi più divertente, più vicino all'individuo perché più coinvolgente e non accademico.
L'apprendimento multimediale opera per immersione (ci si immerge con più sensi: la vista, l'udito, il tatto...) mentre l'apprendimento monomediale opera principalmente per astrazione (tra i fattori che hanno determinato lo sviluppo della capacità critica e dei saperi astratti, un ruolo determinante è stato giocato dalla tecnologia visiva per eccellenza: la scrittura a stampa).
Quando parliamo di multimedialità, intesa come punto di incontro tra ricchezza audiovisiva, interattività e profondità conoscitiva e informativa, facciamo riferimento a come essa venga a realizzarsi dentro gli spazi d'uso di un computer (ovviamente multimediale!) che racchiude i tre elementi fondamentali di comunicazione e conoscenza: audiovisivo, scrittura e interattività.
Lo sviluppo della radio, della televisione e degli altri strumenti di comunicazione e di diffusione delle informazioni, ha contribuito sicuramente a far perdere al libro il primato ed il monopolio della trasmissione del sapere. Ora il libro stampato è in una fase in cui deve sicuramente ridisegnare il suo spazio in un percorso di affiancamento con le altre forme di comunicazione.
Le osservazioni appena fatte ci spingono a fare alcune riflessioni che sono alla base del nostro lavoro.
Lo sviluppo delle nuove tecnologie influenza e modifica molte funzioni conoscitive umane. Mutando le condizioni materiali della comunicazione e della conoscenza, mutano le forme del sapere umano (dalla memoria, all'immaginazione fino ad arrivare a nuove forme di ragionamento).
Deve cambiare, quindi, anche la trasmissione del sapere.
Le scuole, le ludoteche e tutti i servizi per l'infanzia, così come gli insegnanti, gli educatori e gli stessi genitori devono accompagnare la rivoluzione in atto, non solo rendendo moderno l'apparato delle risorse tecniche per la didattica, dando la possibilità a tutti di "alfabetizzarsi" nella nuova era, ma anche accogliendo e legittimando gli stili di pensiero e di azione che sono propri del nuovo campo. In caso contrario, tra le istituzioni educative e la società il contrasto diverrà sempre più insanabile e sempre più insanabile diverrà il conflitto tra le matrici di conoscenza e di esperienza dei giovani e quelle di chi provvede alla loro formazione.
Ma perché il bambino si trova bene nel multimediale?
La risposta a questa domanda ci fa entrare nel vivo del nostro lavoro e rappresenta un po' la motrice che ci spinge ad indagare sull'edutainment (educare giocando) come nuova ed efficace metodologia di insegnamento.
Il bambino si trova bene nel multimediale perché utilizza la tecnologia come un modo per giocare ed è attraverso l'attività ludica che si avvicina e impara a conoscere le tecnologie più avanzate.
Il bambino gioca con i mezzi grazie alla complicità, alla facilità, alla piacevolezza degli strumenti di accesso alle macchine e, in questa sua attività, recupera l'analogia, il confronto, mettendo tutto in rapporto con tutto.
L'ambiente multimediale è ricco di stimoli visivi e sonori (suoni, immagini, animazioni, movimento) e il bambino vi si immerge, partecipa, interagisce con un ambiente dinamico e vario.
La società dell'informazione
Oggi nessuno può disconoscere che è iniziato il count down per l'affermazione di quella che è stata definita "società dell'informazione".Sintomi indiscutibili di questo processo sono i continui ed inarrestabili progressi di innovazioni ed invenzioni;si pensi alla crescita esponenziale della editoria elettronica,delle reti e dal ruolo sempre più invasivo assunto dai media nella società moderna.Si tratta certamente di cambiamenti in positivo.I nuovi strumenti di comunicazione permetteranno infatti,a tutti di comunicare con chiunque in tutto il mondo ed in tempo reale.Gli stessi media cambieranno radicalmente sia a livello tecnologico che a livello di impatto sociale ed i lettori-spettatori.utenti acquisteranno maggiore capacità di scelta,selezione e critica.Lo sviluppo tecnologico determinerà una compenetrazione di tutti i vari strumenti di comunicazione di massa in conseguenza del fatto che sarà possibile "elaborare,memorizzare,reperire e comunicare l'informazione indipendentemente dal suo formato,orale,scritto o visivo,senza limiti di distanza,tempo e volume"ed in relazione al fatto che ciascun media non vorrà fare a meno di tempo reale e interattività.Secondo le più realistiche previsioni fra qualche anno nella dotazione di ciascun individuo ci sarà sicuramente un dispositivo di comunicazione e di elaborazione personale che consentirà in modo globale,elaborazione,interazione e accesso alle informazioni.In definitiva il segno distintivo dello sviluppo in atto diviene la circolazione capillare e a basso costo di informazioni di ogni tipo nonchè la possibilità di evitare lo spostamento fisico dell'individuo per poter svolgere attività fondamentali come il lavoro,la comunicazione,l'intrattenimento,la compravendita ...L'information technology e le reti,tra queste in primo luogo,internet,consentono la possibilità di lavorare in gruppo superando barriere temporali e spaziali.Nel campo dei media si assiste poi ad una crescente combinazione di vari strumenti;per esempio "tempo reale" e Video sapere della Rai e Tribù di Tmc utilizzano correntemente durante le trasmissioni il collegamento a internet.E' probabile quindi che si stia verificando una mutazione culturale,sociale e comportamentale che ci porterà presto o tardi a "pensare in linea"attraverso un rapporto sempre più stretto fra gli avvenimenti e la loro riproduzione tecnologica.

New Media nel contesto educativo: speranze, difficoltà e il caso danese.
Parlare di nuovi media significa toccare un tema, attuale certamente, che occupa molteplici piani discorsivi. I nuovi media come spazio comunicativo e nuova sfera relazionale, come investimento nell’ottica del mercato delle tecnologie, come bersaglio di aspra critica – in una sorta di processo di sostituzione e connessa redenzione del mezzo televisivo a lungo tempo oggetto di perplessità – e come occasione di rinnovamento per l’educazione.
Con gli anni la multimedialità e l’apprendimento cercano di diventare inscindibili: l’insegnante non è più esclusivamente un dispensatore di cultura e il discente non è più un soggetto che riceve passivamente tutte le nozioni.
Nella nuova ottica di apprendimento learner centered intesa a promuovere l’autonomia dello studente, si assiste al cambiamento dei ruoli tradizionali.
Nasce nel nuovo millennio una nuova figura, il tutor, una nuova figura che unisce comptenze didattiche e metodologiche a conoscenze informatiche. Con l’impiego delle nuove tecnologie al docente è richiesta una competenza tecnica, non tanto in merito a conoscenze puramente informatiche, quanto per ciò che attiene alla capacità di scoprire il potenziale didattico dei nuovi media e poterli quindi inserire nelle attività curriculari.
Proprio questa ultima accezione – i new media come sfida per il contesto educativo – rischia di cadere nella banalizzazione di entrambi i versanti in gioco. Da un lato, i media tendono troppo spesso a essere assunti con estrema leggerezza in qualità di mera tecnologia; dall’altro, la scuola e l’educazione rischiano di perdere la connotazione primaria di luoghi di crescita, e non solo di accrescimento di conoscenze e saperi formali, intendendo i nuovi media come semplici “strumenti” per il rilancio istituzionale.
Le conseguenze, allora, riguardano l’atteggiamento stesso dei ragazzi, spesso annoiati e frustrati di fronte a usi poco reali delle nuove tecnologie, lontani dagli interessi personali e, aspetto ancor più grave, “irrilevanti” nell’esperienza del quotidiano. Ampliando l’orizzonte delle riflessioni, il problema è rappresentato da un accrescimento della distanza tra la cultura di cui i ragazzi si alimentano – la cosiddetta “techo-popular culture” da cui passa la gran parte delle esperienze con i media e sui media – e la cultura della scuola – “school culture” – perdendo l’opportunità di arricchimento che i media possono al contrario fornire all’educazione stessa e che, al contempo, la scuola può fornire ai media.
La svolta, dunque, deve essere pensata a partire dal divario scuola/extra-scuola e ripiegamento strumentale – per riflettere con serietà sulle opportunità di crescita, non solo di svecchiamento del sistema, e sulle competenze necessarie affinché l’incontro tra educazione e nuovi media sia propositivo, utile e significativo per i destinatari di tale connubio.
E’ un problema vecchio quanto il mondo questo divario, soprattutto in Italia che, nonostante in ambito accademico abbia cercato in qualche modo di stare al passo con i tempi, nella formazione scolastica inferiore e superiore non ha ottenuto molti risultati negli ultimi anni, lasciando credere ai giovani che il computer potesse essere un semplice utensile cognitivo.
Il professor Buckingham, volto noto della Media Education, ha proposto in un recente incontro che ha visto come protagonista il cammino italiano della disciplina negli ultimi dieci anni (La Sapienza di Comunicare).
Le considerazioni emerse, pur maturate in contesto anglosassone, possono servire da cornice di riflessione per accompagnare una riposizionamento dei new media nelle scuole italiane e per favorire una nuova sensibilità, aspetto di evidente intensità se pensiamo alle modalità che sembrano segnare gli attuali percorsi di “informatizzazione” della scuola, promossi senza il sostegno di una reale cultura tecnologica.
Per fortuna, non è dappertutto così.
In Danimarca, negli ultimi otto anni, 45.000 docenti hanno frequentato i corsi della Pedagogical ICT License. Questo modello è riuscito a coniugare l’obiettivo dell’integrazione e della conoscenza delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione con le esigenze pedagogiche del docente.
I punti fondamentali del percorso formativo sono apprendimento basato su problemi e attività di gruppo, insegnamento tra pari, impiego critico dell’e-learning e dell’educazione a distanza.
Al termine del percorso formativo è rilasciato ai corsisti un certificato formalmente riconosciuto su tutto il territorio nazionale.
La Danimarca ha quindi avviato un piano per garantire un’efficace integrazione delle ICT nell’educazione. Prima si è mirato all’ingresso del computer e del software educativo in tutti i curricula, è stato realizzato un piano nazionale per assicurare a tutte le scuole l’accesso a Internet ad alta velocità e successivamente il Ministero dell’Educazione si è concentrato sulla formazione degli insegnanti, affinché entrassero in possesso di competenze omogenee e adeguate.
Il modello della Pedagogical ICT License ha aiutato lo sviluppo di questo piano, permettendo di commissionare l’attuazione della formazione in modo decentrato e contemporaneamente di mantenere sufficiente grado di controllo nazionale della qualità della realizzazione del progetto.
Nel complesso il progetto è stato sviluppato con un finanziamento pubblico nazionale. Chi si forma riceve una retribuzione per le ore impiegate.la filosofia della formazione si basa su alcuni punti: il primo è relazionare le capacità acquisite alla specifica attività svolta e inoltre sulla base che la conoscenza e le competenze non nascono dal semplice trasferimento di informazioni, ma dall’apprendimento collettivo, attraverso la creatività e l’azione comune.
I corsi sono differenti a secondo che si rivolgano alla scuola di base o a quella secondaria.
Fondamentale sarà poi l’interazione che il tutor avrà attraverso la rete e a lui sarà il compito di non alienare mai gli studenti dalla realtà contemporanea, intraprendendo percorsi virtuali strettamente legati alle vite dei giovani discenti.
Anche negli Stati Uniti è stato avvertito questo divario tra uso domestico e uso scolastico di Internet. Emerge in maniera radicale una nuova forma di digital divide, termine introdotto ufficialmente nel 1995 dalla presidenza Clinton nell’ambito del rapporto della National Telecommunication and Information Administration (NTIA) sullo stato dell’America urbana e rurale, che coinvolge il piano della scuola e dell’extrascuola. Rispetto al passato, infatti, i new media entrano in entrambi i luoghi (le aule e l’ambiente domestico), ma le modalità d’uso e di attribuzione di senso si muovono su piani profondamente differenti con conseguenze precise.
Per il futuro ci sarà bisogno di una svolta radicale in tutta Europa e in tutto il mondo affinché non esistano più muri tra le aule scolastiche e le mura domestiche, e dove il computer sarà il sottile filo che collegherà l’una all’altra.
Fondamentale sarà iniziare dalla scuola di base, per abituare gli studenti a vivere e interagire con il computer.


Bibliografia
Antonella Elia, Inchiostro digitale, Ellissi, 2004
Roberto Marigliano, Manuale di didattica multimediale,Laterza, 1996
Webliografia
www.dienneti.it
www.ilmediario.it
www.interlex.it